Nell’essere umano, il comportamento abituale è mantenersi sveglio per circa 16 ore durante il giorno e dormire 8 ore nel periodo notturno. Però il sonno è regolato da fattori individuali, ambientali e ontogenetici che variano sostanzialmente in ogni individuo. Insieme a questi particolari fattori, nella regolazione del sonno influiscono i meccanismi omeostatici e circadiani. I processi di sonno-veglia sono regolati dall’interazione tra la omeostasi del sonno e il ritmo circadiano. Il processo circadiano influenza l’orario del sonno e i meccanismi omeostatici regolano la necessità di dormire.
Meccanismi omeostatici
L’omeostasi era il principale meccanismo regolatore fisiologico dell’organismo. Si definisce come l’insieme di fenomeni di autoregolazione, che portano al mantenimento costante delle componenti e delle proprietà all’interno dell’organismo. I meccanismi omeostatici che controllano l’equilibrio interno dell’organismo governano anche i tempi del sonno e della veglia e la necessità di dormire è segnata dai criteri omeostatici. Il processo omeostatico, che favorisce il sonno, è basso all’inizio della mattina e agisce sulla propensione al sonno che aumenta progressivamente nell’arco della giornata e funziona in questo modo: quando abbiamo bisogno di dormire, il meccanismo omeostatico ci fa sentire sonnolenti; quando abbiamo dormito a sufficienza, agisce affinché ci svegliamo. Questo meccanismo mantiene l’equilibrio interno, di modo che più ore passiamo svegli, più è grande la necessità di dormire, e più ore dormiamo, meno ne sentiamo la necessità. Questo bisogno di dormire che compare nella veglia, pare che sia regolato da sostanze come l’adenosina, che si accumula nel cervello in maniera proporzionale al tempo passato svegli.
Recenti studi hanno dimostrato che l’adenosina, un neurotrasmettitore inibitorio che si forma dall’aumento del metabolismo del glicogeno, sarebbe la sostanza implicata nell’induzione del sonno nel processo dell’omeostasi perché si accumula durante la veglia prolungata e diminuisce con un conseguente sonno riparatore. Di fatto la caffeina, la sostanza più utilizzata al mondo per forzare lo stare svegli, blocca i recettori di adenosina.
Ritmo circadiano
Le differenti specie animali, inclusa la specie umana, organizzano molte delle proprie funzioni in oscillazioni periodiche associate a variazioni dei parametri fisiologici. Quando queste fluttuazioni hanno una periodicità costante, si considerano ritmi biologici e sono generati da un meccanismo endogeno dell’organismo. J.Aschoff li definì nel 1981: “i ritmi biologici comprendono quegli eventi all’interno di un sistema biologico, che accadono a intervalli più o meno regolari”. Questi ritmi sincronizzano funzioni come la temperatura corporale, il battito cardiaco, la secrezione di ormoni e il sistema endocrino. Quando l’oscillazione di queste variabili segue un ritmo per circa 24 ore, si definisce il ritmo circadiano. Questo ritmo agisce come meccanismo regolatore del sonno e funziona con proprietà cronometriche analoghe a quelle di un orologio. Il corpo si sostiene grazie a questo orologio endogeno o pacemaker biologico che segna i tempi di attività e riposo.
La regolazione circadiana suppone che indipendentemente al tempo passato svegli, la necessità di dormire varia a seconda dell’ora del giorno. Negli individui con un regime sonno veglia coincidente con notte e giorno, la necessità più intensa di dormire appare nella fascia notturna tra le 3 e le 4 della mattina, e la fascia tra le 14 e le 15 in cui anche se la sonnolenza è meno forte c’è una tendenza omeostatica al sonno.
I meccanismi che reggono questi fenomeni ciclici, sono oggetto continuo di studio per la sua notevole importanza nel campo della cronobiologia. Molte delle funzioni fisiologiche e comportamentali dell’essere umano dipendono da queste variazioni circadiane. Per adattare i ritmi circadiani all’ambiente, l’organismo necessità ricezione di stimoli ambientali e di agenti esterni. Le fondamenta anatomiche sostanziali del sistema circadiano si trovano nel nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo la cui attività è condizionata da diversi stimoli esterni, il più importante dei quali è la luce ambientale. Nel 1951 J.Aschoff coniò il termine “zeitgebers” sincronizzatori, riferito alle variabili ambientali capaci di influenzare le fasi segnate dagli orologi interni. Questi sincronizzatori o tracciatori ambientali completano la ritmicità interna adattandola alle circostanze dell’ambiente. La perfetta coesione tra gli orologi interno ed esterno, è la garanzia del corretto funzionamento dell’organismo e della corretta espressione del ciclo sonno-veglia. La luce è lo”zeitgeber” più potente e negli adulti generalmente si identificano i cicli sonno-veglia con notte e giorno (luce e oscurità).
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